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Grafica a cura di Marco Fiore

 

Roddick vince sulla terra: c’è da credergli?

Andy Roddick

27/04/2005 - Dopo una brutta parentesi legata all’infortunio accusato a Miami, dove in partenza avrebbe dovuto difendere il titolo conquistato nel 2004, Andy Roddick è tornato in campo la scorsa settimana a Houston, sulla terra rossa del Texas. Il 22enne americano, che era probabilmente andato al torneo per testare la sua condizione in vista dei prossimi appuntamenti, ha portato a casa una vittoria insperata, giunta senza aver perso nemmeno un set durante tutto il cammino. Ma nessuno, diciamocelo francamente, si fida di un’improvvisa scoperta dell’attitudine di A-Rod sul rosso. E per il fatto che a Houston, vuoi o meno, aveva già giocato 4 finali, vincendone 2, e per non aver mai affrontato un giocatore della top 20 del ranking. Fattori, questi, di cui non si può non tenere conto in un’analisi della prestazione di Roddick.
Pensare all’ex campione di Flushing Meadows come un possibile outsider per Parigi sembra certamente affrettato. L’anno scorso, Andy colse al Roland Garros solamente un misero secondo turno, perdendo in 5 set dal francese Mutis. A fine anno, nello scenario infernale della finale di Davis a Siviglia, avrebbe dovuto essere lui il trascinatore degli Stati Uniti, invece la sfida tra USA e Spagna si è consumata con una mesta figuraccia dei primi a vantaggio dei secondi.
A sentire Grosjean, finalista contro il nuovo gioiello di Lacoste, al termine del match, i tifosi di Roddick potrebbero davvero iniziare a nutrire speranze concrete: “Ho visto Andy giocare come non mai sulla terra, teneva bene lo scambio da fondo e si muoveva benissimo”, ha detto l’ex top 10. E per giunta, lo stesso Roddick sostiene di riuscire a sfruttare alla grande il suo servizio in kick, spedendo l’avversario fuori dal rettangolo di gioco. Ma come ci si può fidare di un tipo così?
Le caratteristiche per vincere sulla terra, sostengono gli esperti, ci sono in lui come anche nel grande Federer. Ma i problemi dei due, senza perderci parlando dello svizzero, sono abbastanza differenti: Roger, infatti, ha forse un rifiuto psicologico verso il rosso, pretende di spaccare gli avversari da fondo giocando come se si trovasse sul cemento di New York. Roddick, magari, soffre più dal punto di vista tecnico, anche se con qualche accorgimento tutto o quasi si risolverebbe. Il micidiale servizio, che tanti successi ha prodotto sul veloce, non viene sfruttato allo stesso modo sul lento, perché la palla rimbalza molto più alta e l’avversario ha più tempo per rispondere. Il diritto, però, potrebbe essere meglio utilizzato. Sia Roddick che Federer, infatti, amano colpire la palla molto alta, come se fosse uno smash a rimbalzo. Il problema, però, sorge quando per tenere lo scambio bisogna palleggiare molto anche sulla diagonale rovescia, dove Andy, pur migliorato, fatica moltissimo sin dal suo ingresso tra i pro.
La sostanza è che, mentre sul cemento ottiene spesso il game in 1 o 2 minuti al massimo, sulla terra per portale a casa un gioco c’è bisogno di almeno 4 minuti, almeno nella maggior parte dei casi. E più lo scambio si prolunga, più diventa difficile tenere il ritmo. Ecco allora perché giocatori come Roddick, Federer o lo stesso Safin, sul rosso, stentano: tutti tennisti dotati di un talento straordinario, due più dell’altro, tutti capaci di produrre il cosiddetto winner dopo soli 2 scambi. E quando Madre Natura decide di donarti la classe, allora diventa complicato rivolgersi, anche solo per poco, alla divina umiltà…

Di: Andrea Gallina

 


 
ATP VIENNA - 1° turno qualificazioni
Fischer 
b Fognini 6-7 6-4 7-5
Galvani b kratochvil 6-3 6-4
04/07/2006  Mondo Challenger(N° 57)
27/06/2006  Mondo Challenger (N° 56)
 

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pos name pts
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2nd Rafael Nadal 672
3rd  Andy Roddick 476
4th Lleyton Hewitt 354
5th Marat Safin 321
5th Nikolay Davydenko 321
7th Guillermo Coria 299
8th Mariano Puerta 233