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Roger esulta dopo la finale |
04/04/2005 -
Non c’è proprio più trippa per gatti, ma
solo per felini inferociti perennemente
chiusi nella gabbia del successo. Insomma,
qualcuno troverà questo paragone un po’
forzato e sicuramente poco elegante, ma
rende bene l’idea della situazione che sta
vivendo il tennis maschile. Un uomo così,
che a 23 anni da solo sembra padrone di
tutto questo business, non si era quasi mai
visto prima, tranne in poche occasioni e
tutte legate agli anni ’80 e ’90. In una
giornata, o forse in una settimana in cui
non è apparso in grande condizione, fermato
forse dagli stessi limiti di tenuta atletica
che aveva il campione moderno a cui più
assomiglia (Pete Sampras, ndr), Roger
Federer è comunque stato in grado di
ottenere un altro prestigioso trofeo da
mettere in bacheca, quella sorta di
vetrinetta in cui lo svizzero, da 3 anni a
questa parte, oltre a milioni di dollari
cinti opportunamente in cassaforte, posa
delicatamente i 27 trofei che si è
conquistato, tutti di levatura
straordinaria.
E il successo di Miami, stavolta, vuol dire
tanto: già, perché se con Ljubicic e Hewitt
aveva gestito a suo piacimento l’incontro,
seppur non senza qualche difficoltà, con
Nadal la storia è stata davvero diversa, e
Federer è stato davvero ad un passo dalla
seconda sconfitta del 2005. Sul 4-1 nel
terzo set, è stato veramente su un filo
leggerissimo, sotto a lui il burrone, ma ne
è uscito. Probabilmente, se al posto del
giovane ma talentuoso spagnolo avesse avuto
come avversario un Safin, un Hewitt od un
Roddick, in una giornata come quella di ieri
le avrebbe prese anche lui, e noi non
saremmo qua ad esaltare ulteriormente la sua
personalità. Ma la storia, si sa, non è
fatta di se e di ma. È da vittorie come
quella di ieri sera che si forma il
carattere del campione, o meglio si
solidifica. Un altro tennista, a meno che le
sue identità corrispondessero a quelle di
Connors, McEnroe o Hewitt, avrebbe
probabilmente gettato la spugna, mandato
tutti al diavolo e sarebbe stato sotto la
doccia in meno di 2 ore. Ma lui no, lui è
stato lì, a combattere come un invasato per
3 ore e mezza, contro un funambolo che, c’è
da mettersi davvero il cuore in pace, alla
fine dell’anno sarà certamente tra i primi
10 giocatori del mondo.
Federer ha tremato per tutta la settimana:
oltre ad essere stato costretto in 3 set nei
primi turni, contro Agassi non è stata la ‘solita’,
aggettivo valido per gli ultimi confronti,
passeggiata di salute: ha vinto in 2 set,
mostrando un tennis di qualità
straordinaria, ma il 34enne di Las Vegas
stavolta ha avuto le sue chances. Davanti a
lui, forse, un fenomeno.
E allora anche per oggi è tutto, con la
certezza che mentre noi siamo sempre gli
stessi il conto in banca di Roger Federer
aumenta, scusate l’invidia, di migliaia di
dollari.
Di:
Andrea Gallina
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