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Andy perché: un 2004 da dimenticare…
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Il 2004 di Andy in questa
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08/12/2004 - La stampa mondiale, quella americana
soprattutto, si era divertita ad inizio stagione a
coccolarsi il suo beniamino, il bombardiere Andy
Roddick, sperando che, dopo Agassi e Sampras, il
tennis d’oltreoceano avesse trovato finalmente la
sua nuova icona. Tutto (o quasi) faceva presumere ad
una sfida eccitante con Roger Federer, ma il 2004 ha
rivelato poi un’altra, irrimediabile realtà: lo
svizzero, vincitore di 3 delle 4 prove del Grande
Slam, ha sancito in maniera concreta la sua
superiorità, affermandosi come il vero campione che
il mondo del tennis attendeva dopo l’addio, triste
in sé ma meraviglioso per i ricordi, di Pete
Sampras. Roddick, malgrado i saggi (a volte non
troppo) consigli di Brad Gilbert, non è riuscito a
concretizzare in positivo le sue potenzialità,
portando a casa appena 4 tornei, valenti briciole
tanto per la fascia di importanza quanto per i soldi
guadagnati, che messi a confronto con quelli di
Federer sono vere e proprie briciole. Ma oltre ai
verdoni, buoni e comodi, l’ex ‘The Defending
Champion’ è stato surclassato dal punto di vista
tecnico, mostrando un’inferiorità impressionante
soprattutto negli scontri diretti. Solo a Wimbledon,
nella finale del torneo più prestigioso al mondo,
Roddick era riuscito a dare parzialmente fastidio a
Federer, strappandogli il 1° set e andando più volte
vicino al colpaccio. Ma poi, il predestinato, perché
di tale si tratta, n’è sempre uscito fuori alla
grande, evidenziando tutta la classe cristallina che
solo da lassù si può pensare gli sia stata
tributata.
Tornando ad Andy, ciò che non ha affatto convinto è
la parte finale dell’annata: in vista del 2005,
stagione nella quale dovrà darsi uno scossone per
mantenere quantomeno la 2° posizione del ranking e
tornare a ruggire, i risultati ottenuti da agosto in
avanti sono preoccupanti, senza mezzi termini: ad
Atene 2004, dove si era presentato dicendosi
fiducioso e voglioso di dare all’America una
soddisfazione importante pure nel tennis, è stato
spedito a casa da un anonimo Fernando ‘Mano de
piedra” Gonzalez, buon giocatore ma non certo
impossibile da arginare. A distanza di circa 3
settimane, Roddick ha subìto poi la batosta più dura
da assorbire, quella davanti al pubblico di Casa,
quello di Flushing Meadows: dopo 4 turni
impressionanti, superati senza perdere un set e con
una foga agonistica mai vista prima, ‘The Defending
Champion’ (questo lo status con il quale era partito
all’inizio degli US Open) si è sciolto come neve al
sole dinanzi alle pallate di Joachim Johansson,
20enne svedese rivelatosi al grande palcoscenico
proprio in quell’occasione. Era giovedì 9 settembre,
tutti credevano nell’ennesima finale annunciata con
Federer, ma, dopo il recupero straordinario da 2 set
a 0 sotto, Roddick ha incredibilmente fallito sul
più bello, deludendo tutte le aspettative dei fans,
che tanto lo amano per il carisma, per la grinta, ma
non certo per il gioco troppo monotono e oltremodo
emblema del tennis moderno. L’ultima, terribile
mazzata del 2004, Andy se l’è presa a Houston, lo
scorso 21 novembre. Ancora una volta, dato per certo
partecipante alla finale con Federer fin dall’inizio
del torneo, ha tradito, facendosi demolire da Hewitt
in poco più di un’ora di gioco nella semifinale,
dopo aver dominato il suo girone di round robin
vincendo 3 match su 3 con avversari discreti.
L’australiano, che secondo i più partiva sfavorito
nel confronto per la mancanza di un colpo da ko nel
suo gioco, ha espugnato il campo centrale del
Westside Tennis Center: mettendo a segno ben 5
giochi consecutivi per chiudere l’incontro, il Re
dei Fighters del ‘New Generation Tennis’ ha inflitto
una lezione difficile da dimenticare.
Tra tutte le delusioni vere, quelle che scottano,
non abbiamo incluso la Coppa Davis, un sogno che
Roddick insegue da quando era ragazzino e seguiva
Agassi e Sampras mentre dominavano il mondo: dopo
aver asfaltato tutti verso la finale, A
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Roddick ride di sé stesso |
ndy non ha
potuto nulla contro la terra rossa, superficie
dannata sulla quale, almeno per ora, non vale
nemmeno un giocatore della top 20 del ranking. I
suoi missili, sul rosso di Siviglia, sono parsi
delle vere mozzarelle, ma non c’è da stupirsi visto
che, fino a prova contraria, al Roland Garros era
riuscito a perdere al 2° turno da un tale di nome
Olivier Mutis, anonimo francese che sta abitualmente
tra i primi 100.
Per concludere, un’annata storta ci può stare: chi,
anche tra i più grandi, non ha mai avuto un periodo
nel quale faticava a vincere i match importanti,
quelli che contano davvero? Ciò che preoccupa,
semmai, è il fatto che Roddick si possa trasformare
in un’eterna promessa, uno che, dopo aver vinto gli
US Open a 21 anni, si sia arreso dinanzi ad un
tennis che, con l’esplosione di Federer, sta
riportando in quota il gioco della vecchia guardia,
mix di tocchi d’alta scuola e non di semplici
bombardate. In ogni caso, è ancora presto per dire
se, l’arcinota rivalità con il no. 1 svizzero,
finora non correttamente definita tale, potrà prima
o dopo esplodere. Anche perché, cosa si sarebbe
detto se l’americano avesse vinto ai Championships?
Di:
Andrea Gallina |
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