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"El Mago", storia di un uomo che perde a Parigi per
i crampi
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Guillermo Coria |
07/12/2004 - Guillermo Coria è solo l’ultimo di
tanti argentini che, negli ultimi 3 o 4 anni, si
sono affacciati con prepotenza all’interno della top
10 delle classifiche mondiali. E tutti, guarda caso,
sono amanti della terra rossa, la superficie più
complicata e più discussa, insieme all’erba, nel
tennis moderno. E in questo articolo vogliamo
parlare proprio di Coria, “El Mago” come lo
definiscono nel circuito: Guillermo, dopo alcuni
anni nell’anonimato dovuti anche ad alcuni problemi
col doping, mai definitivamente chiariti, è tornato
sulla scena, e lo ha fatto subito recitando la parte
del protagonista. Lo scorso anno, come se nulla
fosse, era stato capace di giungere in semifinale a
Parigi, fermando anche la corsa di Agassi verso il
bis alla vittoria del 1999. Nel 2003, dopo quel
risultato, pochi acuti ma comunque il messaggio di
essere tornato. Poi, il 2004. Un anno fantastico in
cui solo i crampi lo hanno privato di un risultato
straordinario, che lo avrebbe portato a conquistare
a soli 22 anni il sogno inseguito per una vita,
quello di vincere il Roland Garros. Tra lui e il
trionfo, oltre ai crampi, ci si è messo Gaston
Gaudio, un anonimo top 50 che, arrivato in finale
forse anche per caso, non ha toccato una palla per 2
set e mezzo causa manifesta superiorità
dell’avversario, il vincitore morale della storia.
Senza scendere nei dettagli (allucinanti), Gaudio
arrivò addirittura ad annuire di fronte ad alcuni
paragoni del suo gioco con quello di un certo
Guillermo Vilas. Ma quest’ultimo, da grande signore
quale sempre è stato, ha preferito non infierire e
stendere semplicemente un velo pietoso. Tornando a
noi, Coria ha risposto alla grande anche a Juan
Carlos Ferrero, il quale, dopo il successo sul rosso
del 2003, era stato definito un po’ da tutti il vero
antagonista di Federer su questa superficie. Lo
svizzero, per provare l’impresa chiamata “Grande
Slam”, nel 2005 dovrà guardarsi invece soprattutto
dal piccolo Guillermo, uno che proprio non te le
manda a dire, uno che, 2 ore dopo essere stato
immeritatamente sconfitto nella finale a Parigi, ha
licenziato in tronco il suo fido coach. Tolto lo
sciagurato epilogo al Roland Garros, Coria ha
impressionato soprattutto per la costanza di
rendimento espressa anche sulle altre superfici,
evidenziando così un deciso progesso rispetto alla
scorsa stagione.
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"El
Mago" in azione |
Sulla terra, solo nel 2004, ha
ottenuto 2 successi e altrettante sconfitte in
finale, mentre sul cemento è giunto in finale a
Miami e sull’erba è arrivato ad un passo dal
successo ad Hertogenbosch, dove ha perso in finale
contro Michael Llodra nel classico torneo
immediatamente precedente le due settimane più
attese dagli appassionati di tutto il mondo, quelle
di Wimbledon. Dopo questi risultati, purtroppo, c’è
stato il nulla, non per mancanza di rendimento ma
per un problema alla spalla che lo ha tenuto fermo
per ben 17 settimane, periodo durante il quale ha
perso anche un po’ di condizione fisica. Coria,
grazie ai punti raggiunti nella prima parte della
stagione, ha poi sfruttato il diritto di partecipare
alla Masters Cup di Houston, nella quale ha perso 3
incontri su 3 nel round robin ma ha comunque tenuto
testa ad un buon Roddick. Certamente, non gli và
negato un piccolo appunto per questo comportamento
quantomeno opinabile: dopo mesi e mesi di
inattività, perché prendere un evento così
importante quasi fosse un allenamento? Ma, lo sanno
loro meglio di noi, i soldi fanno gola a tutti.
Per concludere, all’Argentina và dato il merito di
aver prodotto negli ultimi anni giocatori di
levatura straordinaria: magari anche poco personaggi
fuori dal terreno di gioco, ma comunque grandi. Da
Coria a Nalbandian, passando per Canas, Chela e lo
stesso Gaudio, questi tennisti sono uno più bravo
dell’altro e, insieme agli altri fenomeni, stanno
contribuendo a rendere il tennis maschile ancora più
entusiasmante, facendogli raggiungere un livello di
competitività mai visto prima.
Di:
Andrea Gallina |
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