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Il tennis in subbuglio: i grandi si ribellano…
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Roddick non ne può più |
03/11/2004 - Sono mesi, per non dire anni, che si
fanno sempre gli stessi discorsi. Andy Roddick ha
voluto tornarci sopra dopo la grande vittoria con
l’armeno Sargis Sargsian, dicendo “sono stufo di
giocare 90 partite l’anno”. Ciò che però mi fa
innervosire è tutta questa situazione, queste
inutili polemiche su cose che, condite e farcite,
stanno ammalando il tennis di fine stagione. Già
dopo il Master di Madrid, che aveva visto la
mancanza dei più forti nel campo dei partecipanti,
molti avevano espresso il loro disappunto per i vari
forfait: ma la radice del problema sta nel fatto che
i giocatori, ora, si stanno mostrando dei veri
idioti. Inutile lamentarsi, a mio avviso, quando per
un anno intero si è stati egoisti giocando tornei
minori pur di portarsi a casa un gruzzoletto da
100/150.000 $. Lo stesso Roddick, quest’anno, ha
giocato già circa 85 match, prendendo parte a tornei
ai quali francamente avrebbe potuto rinunciare.
Stessa cosa vale per Roger Federer che, pur di non
tradire le aspettative, si è spostato a destra e a
manca pur di andare a vincere 10 eventi. Roba non da
poco, ma i grandi dovrebbero certamente pensare di
più agli Slam o ai Masters Series, i veri pezzi
forte del calendario stilato dall’ATP. 13/14 tornei
l’anno sono più che sufficienti, se affrontati con
ambizione, impegno e molta tranquillità.
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Tim Henman |
Un altro problema, stavolta denunciato dall’inglese
Tim Henman, sta nella collocazione degli eventi:
“Non è possibile che ci sia un divario lungo 4 mesi
o più tra gli Australian Open e il Roland Garros,
come non è corretto che la fine di quest’ultimo
preceda di appena 2 settimane l’inizio di Wimbledon.
I Masters, poi, sono organizzati malissimo (opinione
diffusa anche dagli esperti, ndr)”, ha commentato il
pupillo di Paul Annacone. E quello degli AMS è
indubbiamente un inghippo che deve presto essere
risolto: l’ideale sarebbe avere almeno una settimana
di pausa tra Indian Wells e Key Biscane, cosiccome
tra i tornei su terra (Montecarlo, Roma, Amburgo) e
tra quelli di Montreal e Cincinnati.
In definitiva, basterebbe molto poco per far sì che
qualche fenomeno (vedi Federer, Roddick, Hewitt,
Safin, lo stesso Agassi…) si infortunasse un po’
meno o evitasse di non partecipare ai tornei di fine
stagione. Ma le critiche, dette a fine anno, non
servono a nulla. Quindi, svegliamoci!
Di:
Andrea Gallina |
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