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27/8/2004 -
In attesa di
sapere chi sarà il successore di Andy Roddick
nell’albo d’oro, facciamo un ripasso della
storia degli US Open maschili, da quando il
torneo si è trasferito nell’attuale sede di
Flushing Meadows, nel 1978. Quell’anno segnò il
terzo titolo di Jimmy Connors, che già si era
imposto a Forest Hills nel ’74 e nel ’76: Jimbo
superò nettamente in finale Bjorn Borg. Dal ’79
all’81 fu l’erede di Connors alla guida del
tennis statunitense, John McEnroe, a firmare una
clamorosa tripletta consecutiva, la prima volta
in finale su Vitas Gerulaitis, le successive due
su Borg. L’Orso svedese era destinato a lasciare
il suo eccezionale palmarés con la macchia di
uno “zero” alla casella successi negli Us Open.
Nell’82 e nell’83 tornò alla ribalta Connors,
che conquistò il quarto ed il quinto titolo
nello Slam di casa, in entrambe le occasioni in
finale su Ivan Lendl, all’epoca considerato un
grande perdente, per non essere ancora riuscito
ad imporsi in nessuna delle quattro prove
maggiori. Nell’84 fu McEnroe, all’apice della
forma, ad arrivare al poker, sempre in finale su
Lendl, che, però, qualche mese prima, lo aveva
battuto al Roland Garros, spezzando il proprio
digiuno Slam. Proprio Ivan, dall’anno
successivo, divenne il dominatore del tennis
mondiale ed a Flushing si impose tre volte di
fila, fino all’87, superando nelle varie finali
McEnroe, Mecir e Wilander.
La dittatura del ceco
terminò nell’88, quando fu un fantastico Mats
Wilander a sconfiggerlo in finale, 6-4 al
quinto, strappandogli, nel contempo, il primo
posto del ranking Atp e riuscendo nell’impresa
mancata dal connazionale Borg. Lendl arrivò a
disputare il match per il titolo, per l’ottava
volta consecutiva, anche nell’89, ma dovette
arrendersi a Boris Becker, autentico
“miracolato”, in quanto, al secondo turno, aveva
annullato al suo avversario Derrick Rostagno uno
dei due match-points con un incredibile nastro
fortunato. Nel ’90 un giovanotto di Potomac,
diciannove anni appena compiuti, divenne il più
giovane vincitore della storia del torneo,
dominando in finale Andre Agassi: il suo nome
era Pete Sampras ed avremmo ancora sentito
parlare di lui. Nel ’91 e nel ’92 Stefan Edberg
mostrò i suoi ultimi sprazzi ad altissimo
livello, imponendosi in finale su Courier e
Sampras.
Nel ’93 fu proprio Pete, nel frattempo
divenuto numero uno del ranking Atp, a vincere,
superando agevolmente il sorprendente francese
Cedric Pioline. Nel ’94 trionfò un fenomenale
Agassi, non compreso fra le sedici teste di
serie, in finale sul tedesco Michael Stich.
Andre arrivò a giocarsi il titolo anche l’anno
successivo, ma Sampras gli negò il bis,
riprendendosi ciò che era suo. Pete trionfò di
nuovo nel ’96, sul "cinese d'America" Michael
Chang. Nel ’97 e nel ’98 l’attaccante
australiano Patrick Rafter, al top della
carriera, conquistò i suoi unici due titoli
dello Slam, su Rusedski e Philippoussis. Nel ’99
Agassi concesse il bis di cinque anni prima, al
termine di una combattuta finale con un indomito
Todd Martin. Nel 2000 e nel 2001 Sampras riuscì
ancora a qualificarsi per la finale, ma dovette
cedere, ambedue le volte, a dei giovani rampanti
del circuito, prima Marat Safin, poi Lleyton
Hewitt. Pete aveva, però, ancora un colpo in
canna e lo sparò nel 2002, una stagione fino a
quel momento poco fortunata per lui: in finale
trovò per la terza volta il classico rivale
Agassi e per la terza volta lo sconfisse,
ottenendo il suo quinto titolo degli Us Open ed
eguagliando così Connors. Sarebbe stato, quello,
l’ultimo torneo dell’immensa carriera di Sampras,
sei volte numero uno di fine anno e sette volte
trionfatore sull’erba di Wimbledon. L’anno
scorso abbiamo avuto la prima affermazione,
attesissima, di Andy Roddick, in finale su Juan
Carlos Ferrero. Lo statunitense è fra i grandi
favoriti anche quest’anno, ma dovrà vedersela
con avversari di altissimo livello, in primis il
numero uno del mondo Roger Federer, che, nel
2003, uscì addirittura negli ottavi.
Di:
Fabrizio Fidecaro |