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Il
segreto di Agassi? Solidità, impegno e
ottimizzazione
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Agassi in azione |
09/08/2004 - Quanto visto ieri sera a Cincinnati
offre uno spunto di analisi sulle vittorie di questo
grandissimo campione. Quando fece il suo debutto 17
anni fa nel circuito, non lo conosceva praticamente
nessuno, tranne un certo Nick Bollettieri. Poi, pian
piano, questo fenomeno di Las Vegas ha migliorato
tutto il suo repertorio e, con grande costanza e
volontà, è diventato ciò che è oggi. Mi pare giusto
tributargli un merito, defininendolo “Il campione
della gente”. Già, perché anche se Sampras era visto
da tutti come il RE indiscusso del tennis moderno, e
anche se Roddick gli ha parzialmente rubato la
scena, Andre Agassi rimane indubbiamente il tennista
americano di maggior fascino e di maggior carisma,
per il pubblico sportivo e non. Il suo successo è
partito dal basso, ma la scalata alla vetta è stata
straordinaria. Ed è doveroso chiamarlo “Il campione
della gente” perché lui, la gente, l’ha sostenuta
anche economicamente. Basta vedere il modo con cui,
generosamente, aiuta tramite la sua associazione
tutti i bambini poveri di Las Vegas.
Ma lasciando da parte l’aspetto umano, quello che
più colpisce di lui è la grandissima voglia che
ancora ha di vincere. Tutto, per lui, è finalizzato
verso il miglioramento: se una volta poteva correre
da una parte all’altra del campo per un numero
illimitato di volte ed oggi non più, beh, ha trovato
comunque un sistema per risparmiare energie. Quello
di ottimizzare tutto il suo tennis al fine di
vincere lo stesso e far stancare gli avversari.
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Non sembrano 34 anni |
Dopo
la sua vittoria nella Rod Laver Arena del gennaio
2003, molti esperti iniziarono a puntare il dito
proprio su questo particolare: “Agassi ha
ottimizzato tutto. Oggi è un tennista più completo”,
scrivevano. Ed è proprio grazie a questo che era
anche riuscito a tornare no. 1 del mondo, levando
dal trono uno Hewitt che era indisturbato da quasi 2
anni. E proprio l’australiano, ieri sera, ha fatto
vedere con la sua prestazione che a fare la
differenza è stato Andre, non lui. Stesso discorso
applicabile per la semifinale con Roddick.
Per finire, diamo una sguardo a quello che
l’americano potrebbe fare agli US Open, forse il suo
ultimo Slam. Certamente, gli organizzatori vedranno
di posizionare i suoi match in orari meno stancanti,
magari nel prime time, in modo da non sottoporlo
alle bollenti temperature dei cementi di Flushing
Meadows. Poi, in secondo luogo, potrebbero cercare
di metterlo in qualche posizione particolare del
tabellone, assegnandogli magari una testa di serie
superiore alla sua posizione nel ranking. Tutte
ipotesi, solo una tesi: l’Agassi visto negli ultimi
giorni a Cincinnati fa paura a tutti. Da Federer a
Hewitt, passando per Roddick e Moya, nessuno può
permettersi di sottovalutare questa leggenda.
Di:
Andrea Gallina |
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