|
John
McEnroe, la sregolatezza dei vincenti
28/12/2004 -
Tra tutti i tennisti dell’Era Open, John McEnroe è
stato sicuramente uno dei più rappresentativi. Per
diversi motivi, l’americano è considerato ancor oggi
uno dei più forti di tutti i tempi, e guai se ciò
non accadesse. Il suo tennis era straordinario,
molti lo dipinsero come un’artista della disciplina.
La nascita del grande campione avvenne nel 1977,
manco a dirlo nel torneo più prestigioso al mondo,
Wimbledon. L’americano, partendo dalle
qualificazioni, raggiunse addirittura le semifinali,
dove dovette arrendersi solamente al connazionale
Jimmy Connors che, più che il passaporto, aveva in
comune con Mac la snaturata arroganza mostrata sui
campi di gioco. Il suo tennis, in quel periodo in
cui a farla da padrone iniziava ad essere la
potenza, stava diventando sempre più una rarità, che
ai nostalgici ricordava le gesta di Laver. La sua
incomparabile personalità è un qualcosa che manca al
tennis, e non solo a quello. Personaggi come lui
oggi non esistono più. Puoi chiamarti Safin, Hewitt
o Roddick: ma se sei Mc Enroe allora possiamo fare
un altro discorso.
Il servizio e l’anticipo, armi vincenti di ieri e di
oggi
Paradossalmente, la sconfinata classe di Mc Enroe
rievoca negli appassionati le magiche gestualità del
tennis in vecchio stile, ma le armi migliori
dell’americano sono qualità determinanti anche nel
gioco di oggi. Il servizio di John era qualcosa di
magico: si poneva in posizione parallela alla linea
di fondo ed eseguiva una torsione di 90° con tutto
il corpo, e questo gli permetteva di imprimere alla
palla velenose rotazioni, temutissime dai suoi
avversari. L’altro elemento in più di Mac era
indubbiamente l’anticipo, con il quale toglieva
letteralmente il tempo a chi era di fronte alla
rete. Nel suo gioco, sapeva abbinare velocissime
fiondate a delicatissimi tocchi di volo, tocchi che
gli permisero di imporsi per ben 3 volte sull’erba
dell’All England Club.
Il talento è tutto
In un’epoca in cui per stare ai vertici i suoi
avversari dovevano continuamente ricorrere
all’allenamento, lui era una vera eccezione:
infatti, Mac non amava affatto sottoporsi a
stressanti sedute tecniche o a chissà quali altri
sacrifici per migliorarsi. A lui bastava solo una
cosa, piccola ma magica: il talento. Quello che ha
reso grandi lui, Borg, Sampras ed ora Federer. Con
in mano una racchetta poteva fare ciò che voleva:
talvolta, i suoi colpi erano un po’ maldestri o poco
graditi agli esteti, ma l’efficacia era
indiscutibilmente eccelsa.
Odio e rancore, l’immaginario della sua testa
Se alla fine degli anni ’80 i giocatori iniziavano a
basare il proprio gioco soprattutto sul raziocinio e
sulla tranquillità, Mc Enroe si distingueva ancora
una volta per la sua irruenza e per la sua nota
arroganza nei confronti degli avversari e
soprattutto degli arbitri. Gli avvisi, oggi più
comunemente chiamati “warning”, non si contavano
quando in campo scendeva John. Tutto era un qualcosa
che andava odiato, e lui riusciva ad adirarsi per
qualsiasi sciocchezza, anche la più insignificante.
Questo rancore che generava continuamente dentro di
sé lo portava ad aumentare in modo significativo la
sua carica agonistica, temutissima dai tennisti di
quel tempo.
Spezzoni di un’intervista del 1988
Su Bjorn Borg: “Borg è una leggenda. Sto dicendo sul
serio: mi manca Biorn. Mi ci è voluto tanto tempo
per riuscire a capire il suo stile di vita. Poi
quando sono entrato in scena io, c'erano sempre
Lendl e Connors che mi pressavano. Borg non ha mai
considerato una cosa: che potessi diventare
nervoso.”
Su Jimmy Connors: “L’anno che l’ho distrutto in
finale a Wimbledon non lo dimenticherò mai. È stato
il più grande successo della mia carriera.”
Su Ivan Lendl: “Non è il tipo adatto per giocare a
tennis: è troppo egoista e certo non una persona che
sappia tirar fuori il meglio dagli altri. Da così
fastidio alla popolarità del gioco... ti piacerebbe
che un robot diventasse numero 1 del mondo?”
Su Boris Becker: “Io e Becker potremmo essere
qualcosa, ma lui non è Borg, ok?”
Sul suo caratteraccio: “Non sono una persona
piacevole. Non sarò amabile il 100% delle volte, ma
ti dico una cosa: rendo felici molte più persone di
quanto si possa pensare.”
Di:
Alessandro
Bartoletti |